Note

Civitella del Tronto

Sito ufficiale della fortezza: fortezzacivitella.it

15 luglio 2026

Oggi ho visitato Civitella del Tronto, la fortezza aragonese più grande d’Italia e l’ultima a capitolare durante il processo di riunificazione nazionale. Camminare tra quelle mura fa un effetto strano: sono le stesse pietre che hanno retto assedi su assedi nei secoli — nel 1557 contro le truppe del duca di Guisa, nel 1806-1807 contro l’occupazione francese del Regno di Napoli — fino all’ultimo, quello che la rese celebre come l’ultimo avamposto del Regno delle Due Sicilie a resistere, capitolando il 20 marzo 1861, quando ormai Gaeta e Messina erano già cadute.

Mi capita spesso di sentire lamentele sulla riunificazione d’Italia — contro i Savoia, contro i Borbone, contro l’uno o l’altro schieramento, come se ci fosse ancora una parte da scegliere. Ma la storia è storia: è già accaduta, e non si riscrive stando fermi a recriminare su chi avesse ragione centocinquant’anni fa. Il compito che abbiamo non è quello di continuare la contesa, ma di prendere in consegna quello che questi luoghi rappresentano — la memoria di un conflitto superato — e trasformarlo in qualcosa che lasci un paese migliore a chi verrà dopo di noi.

Una fortezza che ha smesso di essere un campo di battaglia per diventare un palcoscenico di cultura è, in un certo senso, l’immagine più onesta di cosa dovrebbe fare una nazione con la propria storia: non cancellarla, non continuare a combatterla, ma abitarla in modo nuovo.